How much Knowledge we have lost in Information? How much Wisdom we have lost in Knowledge?  T.S.Eliot

RadioCommunications

   Information and Communication Systems

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Radioamatori e CB (parte 2a)

[da completare]

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Volontariato nella Protezione Civile (I)

  (1.a parte)

La conseguenza più immediata agli eventi calamitosi di una certa gravità è la repentina interruzione di tutti i sistemi di telecomunicazioni esistenti. Ciò ostacola gravemente quella che forse è la fase più delicata dell’emergenza, cioè l’accertamento del tipo di sinistro, della sua gravità e del suo ambito territoriale.

Diventa indispensabile che ogni ente coinvolto dall’emergenza possa disporre di un adeguato sistema di radiocomunicazioni di emergenza adeguato al tipo di intervento che l’ente è chiamato a svolgere, senza essere eccessivo e ridondante onde evitare di cagionare disturbi agli altri sistemi di radiocomunicazioni

Le radiocomunicazioni di emergenza costituiscono il ”sistema nervoso” di ogni struttura di protezione civile. La buona funzionalità dei sistemi di comunicazione, trasmissione ed informazione, costituisce la piattaforma organizzativa sulla quale costruire un efficace apparato di sicurezza locale. Con l’avvento della telefonia mobile, internet, la trasmissione dati in digitale, molti hanno ritenuto che la radio fosse uno strumento obsoleto.

L’esperienza ha dimostrato che non è così. I sistemi di comunicazione più evoluti e tecnologici sono anche i più vulnerabili perché necessitano di supporti fissi sul territorio per veicolare le trasmissioni. I sistemi di comunicazione radio invece godono di una certa autosufficienza e risultano così più funzionali ed immediati e sopratutto non risentono di condizionamenti dovuti ai comportamenti collettivi della popolazione.

ESEMPIO:

In Molise durante il recente terremoto si sono registrate punte di aumento del 600% del traffico telefonico e questo improvviso aumento ha causato il blocco dei sistemi di smistamento delle telefonate.

VANTAGGI DEL SISTEMA RADIO:

- indipendenza da sistemi centrali che possono andare in avaria

- facile sostituibilità dei terminali (apparati radio)

- modesti costi di realizzazione e di attivazione

- linea sempre aperta con l’interlocutore (impossibile trovare “occupato”)

- possibilità di comunicazione circolare a più utenti

- condivisione delle informazioni (tutti gli utenti della medesima rete sentono tutti e tutti conoscono le medesime informazioni)

L’UTILIZZO DELLA RADIO

Lo spettro elettromagnetico utilizzabile per le radiocomunicazioni è molto vasto, ma anche i servizi che necessitano di radiocomunicazioni sono numericamente molto elevati (si pensi ai servizi sanitari, le ditte di trasporto, la vigilanza, le forze dell’ordine, le manutenzioni tecniche, i network radiotelevisivi, ecc.), pertanto lo spazio destinato agli usi di protezione civile in definitiva è molto limitato.

Il rischio che vi siano delle sovra emissioni, ovvero l’uso simultaneo della stessa frequenza da parte di più soggetti, è molto elevato. Ecco quindi la necessità di arrivare al più presto a dei piani provinciali di utilizzo delle frequenze che prevedano l’assegnazione concordata di bande e canali in funzione:

- della zona territoriale da coprire

- della tipologia delle informazioni da trasmettere

- dell’Ente che deve utilizzare queste informazioni.

Un intervento di emergenza radio nel contesto di un’azione di protezione civile può svilupparsi in vari modi, alcuni di essi possono essere pianificati, ma spesso ogni emergenza insegna sempre un nuovo modo di utilizzo delle radio. Nelle successive slide esaminiamo le tipologie più comuni.

Maglie Radio Alternative di Emergenza

Esse sostituiscono la rete telefonica e le reti di servizio normale (VVF; PS; CC; 118; CRI; ecc.), ovvero si affiancano ad esse per avere maggiori canali di comunicazione sempre aperti senza il rischio di linee occupate a causa di eccessivo traffico o di avarie. La maglia radio provinciale potrà essere costituita dai seguenti collegamenti:

COC - (oggi ridefinito in UCL unità di crisi locale)- territorio: l’operatore sul territorio genera l’informazione primaria o riceve l’ordine esecutivo finale.

COC - COM (ed eventualmente con i comuni limitrofi): si effettuano le trasmissioni di messaggi di richiesta di soccorso e/o di informazioni.

CCS – COM (e con altri enti interessati in maniera straordinaria dall’emergenza): si effettuano le trasmissioni di messaggi di richiesta di soccorso e/o di informazioni di grado più elevato dei precedenti.

Collegamenti di Organizzazione - collegamenti “non in rete”: effettuati fra postazioni di una medesima organizzazione con la propria sede o fra membri di diverse squadre della medesima organizzazione.

Collegamenti PUNTO – PUNTO: collegamenti “non in rete” effettuati fra squadre di diverse organizzazioni e la stazione capomaglia o di coordinamento dell’emergenza o collegamenti “ad hoc” fra 2 postazioni interessate da particolari esigenze.

 

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Radioamatori e CB (parte 1a)

Poiché nelle Radiocomunicazioni di Emergenza e Protezione Civile sono quasi sempre attivamente coinvolti nel territorio sia i Radioamatori che i CB, inquadrati nelle rispettive associazioni, vorrei innanzi tutto spiegare, a chi non conoscesse, cosa sono, cosa fanno, quali sono le differenze tra le due categorie, ma anche quali sono le comuni passioni, gli obiettivi e anche accennare alla loro evoluzione tecnica ed organizzativa, dagli anni della loro nascita ad oggi. E possibilmente capire se essi hanno un futuro o un ruolo comune. E se si, come e dove?

Dal punto di vista temporale, la nascita della figura del Radioamatore riunito in associazione la si può grossolanamente collocare nel 1914 ad opera di Hiram Percy Maxim che fondò la ARRL (American Radio Relay League – associazione dei radioamatori statunitensi, oggi con circa 180.000 iscritti).  Per capirci ed inquadrare il periodo, ciò avvenne dopo gli esperimenti di Galvani del 1780 e dopo gli studi di Henry Hertz del 1887 e 1888, nonché dopo che Guglielmo Marconi, nel 1895, diede avvio alle applicazioni con il telegrafo senza fili.

In Italia e nel mondo i radioamatori si riuniscono sotto diverse associazioni (in Italia: ARI, AMSAT, CISAR, FIR-CB, ed altre); quella affiliata alla ARRL è l’ARI (Associazione Radioamatori Italiani).

La FIR-CB (Federazione Italiana Ricetrasmissioni) riunisce in Italia la maggior parte dei Radioamatori della Banda Cittadina o CB. L’11 settembre 1958 venne assegnata loro la banda radioamatoriale degli 11 metri (27 MHz) poiché da questi ultimi poco utilizzata, per fare fronte alla domanda di liberalizzazione sempre crescente e per omologazione a quanto avvenuto anni prima in USA, Australia ed altre Nazioni (es.:Canada, Indonesia, UK).

Le caratteristiche del radioamatore e del CB si sono, in una certa misura, impresse alla nascita nel loro DNA.

Il radioamatore (o OM –Old Man- o Ham Radio nel gergo anglosassone) è caratterizzato da una stretta aderenza al Codice dettato dai padri fondatori (rispettoso, leale, progressivo, amichevole, equilibrato e patriottico).

Per contro, il CB, nato dalla protesta dei cittadini USA (automobilisti e camionisti) in seguito alla crisi petrolifera degli anni 1970 e alla conseguente introduzione dei limiti di velocità, alla necessità di scambiarsi informazioni sulla presenza di stazioni di servizio, di punti di controllo della velocità, e ad altri usi simili, fu il risultato di richiesta di maggiore democrazia e libertà anche nelle comunicazioni radio personali che peraltro furono concesse si sotto la spinta ma, principalmente, in seguito alle azioni lobbistiche dell’industria del settore. Ricordo che in quegli anni internet era ancora al di la a divenire!

A cominciare dagli anni 90, il fenomeno CB è andato scemando per una serie di concause. La prima è stata l’avvento del computer e alla nascita di reti di comunicazione prima in ambito militare, poi professionale e quindi casalingo via-via in quantità e qualità sempre maggiori (cellulari e internet). La seconda ragione del suo declino è paradossalmente legata alla sua ragione d’essere: la sua popolarità. Infatti, migliaia di persone affollavano i pochi canali radio disponibili, creando interferenze, confusione e, spesso, liti verbali e sconsiderate senza un autocontrollo individuale, perché anonimo. La terza ragione è legata al ciclo solare di 11 anni che rende la propagazione in una singola banda  un grande ostacolo perché influenza in modo diverso e discontinuo lo spettro delle HF (High Frequency), specie se si dispone solo di una sola banda (i 27 MHz). Ciò, al contrario, non è mai stato un ostacolo ai radioamatori (OM, ham radio) i quali invece ne hanno fatto un punto di forza, potendo utilizzare varie bande nello spettro delle Onde Corte o HF; sia come spunto per ricerche sulla propagazione radio sotto i 30 MHz sia per studiare nuovi modi di modulazione (prima analogici, poi digitali via-via sempre più complessi).

Anche i radioamatori hanno subito una flessione, in qualità, dagli anni 90 in qua. In qualità poiché la selezione e la preparazione tecnica (peculiare dell’OM di un tempo) è andata scemando a favore di un maggiore apertura verso appassionati con meno preparazione tecnica specifica e con esami teorico-pratici meno stringenti di un tempo. Anche l’eliminazione della prova pratica di ricezione e trasmissione Morse (il “fatidico” CW, ritenuto da molti anacronistico) ha contribuito a questa tendenza.

Per quanto riguarda Internet, e cioè se esso ha avuto o meno influenza sullo sviluppo del Radiantismo, è un argomento aperto e controverso. E’ indubbio che internet ha distolto molte energie e fondi dal Radiantismo classico perché il fascino e le potenzialità della rete sono evidenti. Molti radioamatori, inoltre, hanno problemi pratici di spazio per le antenne o di interferenze con il vicinato. Da considerare anche che un sempre crescente numero di radioamatori si dedica all’Information Technology e si abituano, per così dire, ai collegamenti live o chat o e-mail con le parti più remote del globo terracqueo, al semplice click del mouse e quindi si è perso un po’ il gusto del collegamento difficile e raro, in condizioni precarie e competitive.

E i CB che fine hanno fatto? Ancora un sparuto plotone di fedelissimi del baracchino lo si può seguire sui vari canali CB: sono gli affezionati camionisti che percorrono le strade europee da nord a sud, da est ad ovest. Li si può intravedere, incrociando il loro mastodonti, per il caratteristico vezzo di apporre dietro il parabrezza il loro “nominativo” o QRA. Ma questa è una categoria che sarebbe forzato definire di radioamatori o CB. Il baracchino, per loro, è semplicemente un mezzo di comunicazione come per i tassisti o i conducenti di filobus. Cionondimeno tra le loro fila sono nati molti e valenti CB/Radioamatori che si sonno appassionati agli aspetti tecnici e operativi dell’attività radiantistica.

E i giovani di un tempo che “scanalavano”, uno zapping ante-litteram, e si aiutavano l’un l’altro a fare i compiti a casa, o ad agganciare qualche ragazza CB ("igrechellina", se non ricordo male, giovane YL - Young Lady -), o a litigare virtualmente con i coetanei? Che fine hanno fatto? Molti sono ora passati nei ranghi del nemico di un tempo (il radioamatore) con nominativi che iniziano con IK, IW e simili. Altri, dopo avere venduto il baracchino (micro e antenna compresa) sono ora degli irreprensibili impiegati, professionisti, o semplicemente pensionati del bar sport. Ma molti sono sicuramente entrati a fare parte di quella schiera di cittadini che sono la vera forza della società: i volontari della Protezione Civile.

Questa che ho accennato è una panoramica, abbastanza incompleta, sul mondo del Volontariato che si dedica alle Radiocomunicazioni Emergenza e che provengono, anche se non esclusivamente, dal mondo radiantistico.

(fine parte 1a)

 

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PSK31 Handbook

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5G Warning: Frequency Armageddon

5G: Frequency Armageddon for Body and Mind

5G Technology: Potential Risks to Human Health

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